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La storia feudale di Labro
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La fondazione

Attorno all’origine di Labro e del suo castello ci sono diverse leggende. È probabile che sia nato da un insediamento romano o addirittura più antico. La prima fonte certa risale all’anno 956, quando l’imperatore di Germania Ottone I concedette ad Arrone de’ Nobili il feudo di Labro, composto da 12 castelli, tra il ducato di Spoleto e il contado di Rieti, molti dei quali oggi non esistono più.
Ottone I diede come arma alla famiglia de’ Nobili l’aquila imperiale degli Ottoni e la trota, simbolo del diritto di pesca su laghi e fiumi, che caratterizzavano la zona all’epoca.
Labro nasce come tipico castello medievale, inteso come villaggio fortificato posto su un’altura, con una torre di difesa in cima, e l’abitato che si sviluppa lungo il pendio, chiuso da una cinta di mura. 

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Terra di castelli

Alcuni dei principali possedimenti dei signori di Labro erano: il Castello di Agnese, situato tra Labro e Piediluco, principale approdo di Labro, in riva al lago aveva il suo porto, il Porto d’Agnese; la Rocca di Monte Arsiccio, porta di accesso alla montagna, al confine con Morro Reatino; il Castello di Morro Vecchio a Grumolo, all’epoca circondato dalle acque dei laghi, si raggiungeva tramite un ponte levatoio. Questo insediamento era strategico perché permetteva il controllo dei traffici sulla linea dei porti fluviali tra il Lago di Piediluco e la città di Rieti. 

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Le guerre con Piediluco

Per la sua collocazione così strategica, la storia di Labro, soprattutto nel XIII e XIV secolo, fu caratterizzata da diverse contese. In particolare le guerre contro la Rocca di Luco (oggi Piediluco in Umbria), furono particolarmente violente. Le due comunità si contendevano i confini territoriali, e il controllo delle vie acquatiche. I Nobili di Labro erano sostenuti dai Reatini, mentre i signori di Piediluco erano spalleggiati dal Ducato di Spoleto.
Memorabile è rimasta la contesa per il possesso del monte Caperno, risolta nel 1298 da papa Bonifacio VIII che obbligò i Labresi a demolire la rocca che vi avevano edificato.

A ricordo di quell’aspra contesa la famiglia Nobili Vitelleschi, all’inizio del Novecento, volle donare a Piediluco la statua in marmo dell’Immacolata Concezione, che è stata collocata sulla cima del Monte Caperno, proprio sopra al lago, di fronte al paese di Piediluco, come segno di pace; ed è diventata per tutti la Madonnina dell’Eco.

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