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Antiche tradizioni di Labro
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Le donne alla fonte

L’antica fonte monumentale che si trova ai piedi di Labro risale all’epoca medievale e fu restaurata nel 1641. Fino al secondo dopoguerra ha rappresentato un luogo di raccolta e di incontro per le donne del paese. 
Lì infatti andavano per raccogliere l’acqua con le tradizionali conche e il «cercine», corona di panno che serviva per sorreggere le conche sulla testa, per trasportarle fino al paese con abilità, in equilibrio. 
Radunate alla fonte, le donne del paese si scambiavano chiacchiere e suggerimenti. 

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Il culto di San Domenico

Esiste a Labro un’attestazione antica del culto di San Domenico abate, tipica personalità del mondo medievale. Il culto del santo noto in diverse aree dell’Appennino centrale, strettamente legata alla protezione dai morsi dei serpenti e degli animali rabbiosi, che rimanda alla grande festa di maggio a Cocullo, in provincia dell’Aquila.

La stessa antica attestazione è documentata in uno dei castelli abbandonati che fecero parte del territorio di Labro, e per altri paesi vicini, quali Apuleggia di Rivodutri e Leonessa; con i serpenti raccolti e introdotto in chiesa il giorno della festa. Di quell’antichissimo culto attualmente a Labro non esiste più traccia.

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La festa di Sant’Antonio abate

Nel piazzale della chiesa della Madonna della Neve, annessa al Convento francescano, si svolgeva il 17 gennaio la festa di Sant’Antonio abate, che prevedeva la benedizione degli animali domestici, con l’esposizione dell’effige del santo, conservata nella chiesa. 

In quella occasione il comitato dei festeggiamenti organizzava la distribuzione di una minestra di fave con cotiche di maiale, per tutti i presenti, come buon augurio per la primavera. La tradizione è cessata da diversi anni.

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San Pancrazio patrono di Labro

È vitale a Labro la festa del patrono, San Pancrazio, antico martire romano del IV secolo, protettore dei bambini, dei malati della pelle, dei nobili cavalieri e dei raccolti. 
Si festeggia il 24 di giugno, insieme a San Giovanni Battista, precursore di Cristo, invocato come guaritore e liberatore dal maligno. Fino a qualche anno fa al culto di san Giovanni erano accostate ritualità legate all’ingresso della stagione estiva. Si attendevano prodigi notturni da interpretare per propiziare la riuscita della prossima mietitura; si attribuivano virtù particolari alla rugiada e alle erbe raccolte in quel giorno. Si raccoglievano fiori di campo a mazzetti da scambiare nella cerimonia di comparatico, la scelta dello stretto legame tra comari e compari.

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